Impianti
Pompe di calore nel patrimonio esistente: quando la sostituzione conviene
Sostituire una caldaia con una pompa di calore non conviene sempre. Tre condizioni dell'edificio decidono il risultato, molto prima della scelta del modello.
Reza Salimi · Cofondatore e CEO, CarbonysCofondatore e CEO di Carbonys, azienda torinese che sviluppa software di analisi energetica per le PMI italiane. Ha studi in economia e management e lavora su come trasformare i risparmi energetici stimati in numeri su cui un'azienda — o la sua banca — può decidere.
La domanda arriva quasi sempre nella stessa forma: conviene passare alla pompa di calore? È la domanda giusta, posta però sull'oggetto sbagliato.
Il rendimento non è una proprietà della macchina. È una proprietà dell'accoppiamento fra la macchina e l'edificio che deve scaldare.
Tre condizioni, in ordine di peso
Su un edificio esistente l'esito dipende quasi interamente da tre condizioni. Sono elencate in ordine di impatto, ed è un ordine che sorprende: la scelta del modello di impianto arriva dopo tutte e tre.
1. La temperatura di mandata richiesta
Una pompa di calore rende tanto più quanto più bassa è la temperatura dell'acqua che deve produrre. Un impianto a radiatori dimensionato per 70 °C e uno a pannelli radianti a 35 °C non sono due varianti dello stesso intervento: sono due interventi con economie diverse. Prima di valutare un generatore conviene sapere a quale temperatura l'edificio riesce davvero a funzionare nei giorni più freddi — quasi sempre più bassa del valore di progetto.
2. Il carico dell'involucro
Il fabbisogno che l'impianto deve coprire lo decide l'involucro edilizio. Su un edificio con ponti termici diffusi e trasmittanza elevata, sostituire il generatore sposta il costo dell'energia ma non la quantità: si paga meno per unità e se ne continuano a consumare troppe. In questi casi l'ordine degli interventi conta più della loro somma, e la sequenza migliore raramente parte dall'impianto.
3. Il rapporto fra i prezzi di elettricità e gas
È la condizione che cambia più in fretta e che viene considerata meno. Il risparmio in bolletta dipende da tre grandezze, e nessuna delle tre è una costante:
- il prezzo del kWh elettrico effettivamente pagato, oneri inclusi
- il prezzo del kWh di gas sullo stesso periodo
- il rendimento stagionale reale dell'impianto, non quello di targa
Un conto costruito sul prezzo di un singolo mese descrive quel mese, non l'investimento. Le serie storiche pubblicate da Eurostat sono un punto di partenza più onesto di una bolletta recente.
Leggere il ritorno economico senza illudersi
Il tempo di ritorno semplice è il numero più citato e il meno utile: ignora il costo del denaro e la vita utile dell'intervento. Per una decisione che impegna dieci o quindici anni servono il VAN (valore attuale netto) e il TIR (tasso interno di rendimento), gli stessi indicatori con cui un commercialista o una banca istruiranno la pratica. La EN 17463 (ValERI) descrive proprio come valutare con questi criteri gli investimenti legati all'energia.
Dove si colloca un'analisi come la nostra
Carbonys è uno strumento di analisi, non una diagnosi energetica: la diagnosi ai sensi della UNI CEI EN 16247-2 richiede un tecnico incaricato, un piano di misura e un sopralluogo, e resta il riferimento quando serve un atto formale. Quello che una simulazione fisica dell'edificio aggiunge prima di quel passaggio è la possibilità di confrontare più scenari sullo stesso modello — mandata più bassa, involucro migliorato, generatore diverso — e di vedere quale combinazione regge.
Il modello di pompa di calore, a quel punto, è l'ultima variabile da fissare. Ed è quella su cui il mercato concentra quasi tutta la conversazione.